giovedì, 29 novembre 2007, ore 09:34

E' tutto il giorno che ho una fame inaudita, nonostante abbia appunto deciso di gratificarmi con un bel pezzo di pizza per pranzo. Sono nervosa, ormai le "avvisaglie" le conosco e mi lagno un po' con una collega che sa. Lei dice, giustamente, che non tutti i giorni abbiamo lo stesso "livello" di fame, che dipende dallo stress, dal nervoso o più semplicemente dal livello di ormoni e dal freddo. Lo so, non siamo dei robottini (anche se ho combattuto 10 anni per esserlo) così come ci sono giorni in cui abbiamo le palle girate esistono giorni in cui si ha più fame. Tutto li. Forse. Fosse stata solo questione di fame ok, avrei gestito bene la situazione, quello che mi lascia inorridita/impaurita è la bramosia che ho. La mente è piena di immagini di pizze, panini, focacce, biscotti, pastine, cioccolata. Non riesco a distrarmi. Comunque esco bel bella dall'ufficio e resisto stoicamente a tutte i forni-bar-pasticcerie che mi separano dalla stazione (e sono tanti, davvero tanti). Non so come ma ci riesco. Chiamo Marco e porca paletta pare che senta quando ho "qualcosa" che non va. Mi dice che mi viene a prendere alla stazione. Ecco, da che entro in macchina, lo vedo, lo sbaciucchio un pochino e gli dico quello che sta succedendo la bramosia se ne va. La fame resta. Sono affamata ma tranquilla. Gli dico "ora torniamo a casina, ci facciamo la doccia, ci prepariamo e poi andiamo a cena fuori!" Gaudio et tripudio. Lo vedo che di fronte a queste proposte gli si illuminano gli occhi di gioia, probabilmente perchè ci vede uno spiraglio di vita normale. Mi fiondo in un bagno di vapori ed oli essenziali, rimango a macerare una mezz'oretta con un po' di buona musica in sottofondo. Niente stepper. Niente cyclette. "Oggi tutto relax" mi dico. E di quel relax GODO appieno. Esco, mi incremo tutta e mi metto biancheria da combattimento. So che non verrà usata ma avere quel tipo di biancheria mi fa sentire più sicura di me stessa. "Non t'acchittare - mi dice lui - voglio che tu ti senta a tuo agio, quindi niente gonne, tacchi o magliettine strette". Lo guardo piena di riconoscenza. Vuole che in queste situazioni l'abbigliamento sia l'ultimo dei miei pensieri .Mi metto un paio di jeans, un bel maglione nero caldo, stivali, collanine e braccialetti d'ordinanza (coordinati con l'abbigliamento ovviamente). Sono a mio agio. Non mi trucco, non ho voglia. Non voglio nascondere niente di me stessa. Lui mi guarda e con occhi  adoranti mi dice "Sei bellissima".

Arriva un msg "Leggo ora, l'hai sfangata?"

Rispondo "Per ora...ma stasera vado a cena fuori almeno mi fò passare l'ugge" 

E beh....perchè così come esistono varie sfumature tra il bianco e il nero esiste anche la via di mezzo tra la mia alimentazione serale abituale e l'abbuffata. La via di mezzo sta appunto in una cena da persona normale. Il ristorante è quasi vuoto. L'atmosfera è rilassata. Siamo al tavolo  in angolo. Io adoro i tavoli in angolo, se posso lo chiedo sempre, non so, mi fa sentire più "protetta" (oh, ognuno c'ha le sue fisse eh!). Bottiglia di acqua e vino d'ordinanza. Un bel piatto di gnocchi (io ADORO gli gnocchi) al granchio preceduto da un assaggio di antipasto di mare (che mica posso strafare altrimenti siamo al punto di partenza). Non mi strafogo. Mi godo tutti gli gnocchi lentamente, parlo con Marco e bevo vino. Sto bene, cavolo se sto bene. A fine pasto rimaniamo un altro po' a sedere. Lui parlaparlaparla perchè ha paura che io mi stia impanicando. Un po' lo ammetto sono in paranoia. Perchè, immancabilmente,  a fine pasto, mi tocco la pancia. E vi lascio immaginare che pancia avessi ieri sera. Ma MAI mi è venuto in mente "Vai a vomitare". Ho pensato che il giorno dopo la pancia  non ci sarebbe stata più e  che male male avrei potuto limitarmi col mangiare . Torniamo a casa e ci mettiamo a letto. Lui sa che per oggi ho fatto già abbastanza e che non è il caso di provarci. Mi accarezza dolcemente, mi passa la mano tra i capelli, mi guarda entusiasta e mi dà la buonanotte. Io da parte mia ho un gran sonno,  ho vissuto una giornata intensa e nel giro di 3 - dico 3 - minuti secchi dormo come un angioletto. Ed è vero che la notte porta consiglio. Oggi non mi limito. Perchè diavolo mi dovrei punire per una cena come Dio comanda? sicchè stamani la colazione l'ho fatta ugualmente. Un po' controvoglia, che di fame non ce n'era nemmeno l'ombra ma l'ho fatta, come sempre, perchè la colazione VA fatta. 

YEA!

Permalink ¦ commenti (23)¦ commenti (23)(popup)
categoria : pensieri, vita, gioia, crisi

mercoledì, 28 novembre 2007, ore 13:52

ABBUFFATA IN AVVICINAMENTO.

Qualcuno mi salvi pls.

Permalink ¦ commenti (8)¦ commenti (8)(popup)
categoria : pensieri, rabbia, crisi

martedì, 27 novembre 2007, ore 08:44

Qualcuno ha mica sentito quanto "intelligente" fosse ieri sera il dott. Gori a "Exit" ieri sera su la7?
Permalink ¦ commenti (9)¦ commenti (9)(popup)
categoria : pensieri, rabbia

lunedì, 26 novembre 2007, ore 08:39

Ovvio, sono stata malata...tanto per cambiare. Febbre e immancabili ripercussioni sull'apparato gastri-intestinale. Urge far qualcosa, non è possibile che non riesca a fare nemmeno due settimane intere da "sana". Il colmo è che tutto questo arriva ORA, ora che mi sto impegnando di brutto con l'alimentazione e con lo smettere di vomitare. Quando vomitavo 5-6 volte al giorno, mai una febbre, mai un mal di stomaco, mai bruciori. Sembravo la persona più sana al mondo. E per quanto adesso sembri che la prenda con la dovuta filosofia 'sta cosa mi fa girare le palle e non poco.

Comunque alla fine mi sono rimessa in pari con la stanchezza. In un giorno ho dormito la bellezza di 16 h coadiuvata, ovvio, dalla febbre a 38.8.

Ho evitato come la peste la bilancia nei giorni di febbre. Stamani non ce l'ho fatta, era più di una settimana che non mi pesavo e avevo la netta sensazione di aver sgarrato - e non poco - nel week end. (venerdì alle 2 di notte ero a mangiarmi un toast - causa bruciore lancinante di stomaco - e ho trovato che il toast fosse un'invenzione stupenda, saranno stati più di 10 anni che non ne mangiavo uno e la realtà ha superato l'immaginazione in termini di bontà. Quando poi ho pensato che avevo ingurgitato la bellezza di 230 kcal nel bel mezzo della notte m'è presa un po' d'ansia ma poi ho pensato "che cazzo, non morirò certo per un toast" infatti....) Insomma dicevo...stamani mi sono pesata.

Ed eccolo lì.

IL NUMERO PERFETTO.

Ed ecco la ragione del titolo di questo post (un incrocio tra modo di dire milanese e romano).

Bella lì è quanto ha pensato, d'istinto la mia parte anoressica.

Na sega è quanto ha pensato la mia parte razionale.

Chi ha vinto? la parte razionale, con mio sommo stupore. Vedere quel numero non solo non mi ha reso felice come mi sarei aspettata ma mi ha spaventata.

No, non voglio tornare indietro. Palle in mano e via andare (e mangiare un po' di più off course!)

Permalink ¦ commenti (15)¦ commenti (15)(popup)
categoria : pensieri, vita, crisi, follia, anoressia

martedì, 20 novembre 2007, ore 08:28

Metto col random il mio cd preferito, non a caso infatti si chiama "Musichina Didde".

Parte "Poison".

Marco "Sta voce mi è familiare"

Didde "Guarda che penso proprio che al di fuori di questa canzone tu non ne abbia sentite altre...."

Marco "Chi è?"

Didde "Alice Cooper"

Marco "Si ma di che gruppo è?"

Didde "...................................."

Seconda canzone: "Blowin in the wind".

Didde "Oh se non sai questa non sei degno di tuo fratello"

Marco "Si l'ho già sentita....è Eric Clapton, vero?"

Didde "......................................................."

Ora, io volevo sposare Gulliver in modo tale da poter fare incidere sulla fede "We're just two lost souls swimming in a fish bowl" invece fortunatamente lui non è Gulliver, che di sicuro non avrebbe chiappato la citazione colta. Sfortunatamente mi sposo un mostro ignorante in musica e mi toccherà incidere una frase smelensa et scontata. (che a me, se non si fosse capito, nome & data non piace affatto come cosa)

Permalink ¦ commenti (18)¦ commenti (18)(popup)
categoria : vita, stronzate varie, follia

venerdì, 16 novembre 2007, ore 09:04

Lei (e chi altrimenti?) "Se un tu ti metti i sassi in tasca tu voli costì"

[Fuori post: quindi Sharon Stone regolati te per stasera, non fa tanto freddo ma tira un gran vento!]

"One look could kill" (Alice Cooper)

INFATTI

Le sorrido con un ghigno di vendetta negli occhi. Il dito medio sinistro (off course) si alza.

Mentalmente.

Ma non solo mentalmente

E per la prima volta in 26 anni incassa il colpo e tace.

"I wanna love you but I better not touch" (Alice Cooper)

Che quando ANCHE l'inconscio comincia a ribellarsi so' cazzi.

SUOI.

Per una settimana buona posso essere soddisfatta anche se so che "il cielo di stanotte minaccia male" (Folkabbestia).

 

Permalink ¦ commenti (8)¦ commenti (8)(popup)
categoria : pensieri, vita, gioia, rabbia, crisi

giovedì, 15 novembre 2007, ore 14:05

Il 90% delle diatribe che nascono - per stupidi motivi ovviamente - tra un italiano e un extracomunitario si chiudono, nella migliore delle ipotesi, con un "Torna da 'ndo tu sei venuta". [nella peggiore poi segue una serie di epipeti davvero irripetibili - persino per me].

In quei momenti lì mi si raggela il sangue nelle vene e mi vergogno. Mi vergogno per il/la povero/a malcapitato/a che quando succedono queste cose non solo si sentirà umiliato perchè passa automaticamente al centro dell'attenzione (per non parlare poi di cosa - giustamente - penserà del popolo italiano)...ma poi io mi vergogno, tremendamente, per chi pronuncia 'ste parole. Io mi vergogno per lui e mi domando com'è possibile che la gente, nel 2007, pensi ancora cose del genere.

Detto poi da persone che stanno in una regione tra le più rosse di Italia la cosa mi fa ancora più specie.

E riflettere.

Permalink ¦ commenti (9)¦ commenti (9)(popup)
categoria : pensieri, vita, rabbia

mercoledì, 14 novembre 2007, ore 08:53

Quando capisci subito che "it's a bad day" e il bad day è ANCHE freddo e ANCHE piovoso allora un motivo per sorridere VA trovato.

Fortuna che a me basta poco.....

guanto

Permalink ¦ commenti (7)¦ commenti (7)(popup)
categoria : pensieri, vita

lunedì, 12 novembre 2007, ore 09:54

Mr. Right borbotta qualcosa tra i denti perchè la mia quantità di olio settimanale, invece di usarla per condire i piattini equilibrati (ma forse non lo sono visto che manca l'olio), la metto sui capelli. Io però lo scorso sabato non ho avuto niente da ridire quando lui si è scolato la mia razione di vino, bevendosi, da solo, una bottiglia intera di Morellino di Scansano.

Permalink ¦ commenti (8)¦ commenti (8)(popup)
categoria : pensieri, vita

mercoledì, 07 novembre 2007, ore 10:50

E si che non volevo scrivere nulla sta settimana per continuare un po’ la fase di stacco (quindi vogliate scusarmi se non passerò spesso dai vs. blog) ma stamani mi sono svegliata e ho guardato la data: 7 Novembre. Ho pensato “cazzo (perché sono fine già di prima mattina) sta data mi dice qualcosa…un compleanno?……..no……….. un anniversario”.
EBBENE, OGGI FESTEGGIO 2 ANNI DI PSICOTERAPIA.
Eh già, era il 7 novembre 2005 quando incontrai la mia psichiatra. E ora sembra assurdo visto che è un giorno dispari, un mese dispari e un anno dispari. Lo sembra ora ma allora sì, ero fissata anche allora coi numeri pari, ma ogni giorno mi sembrava uguale al precedente, poco importava se fosse pari o dispari, era solo un altro giorno da vivere. Ricordo ancora quando un paio di mesi prima andai dal mio medico di base per vomitargli addosso tutto lo schifo e tutte le lacrime tenute dentro, parlandogli di D.A. Lui, da bravo medico di paese, sgranò tanto di occhi e mi diede il numero di cell. di una buona neuropsichiatra: allora si che mi incazzai e gli risposi che se ero arrivata a parlarne con lui evidentemente non avevo soldi per seguire una cura in ambito privato. Mi disse di provare col pubblico. Stetti una settimana con la sua richiesta in una mano e il cellulare nell’altra, talmente tanta paura avevo. Un giorno, non mi ricordo come, mi feci coraggio e chiamai. Persi più di mezz’ora al telefono perché mi rimpallavano da un interno ad un altro come una pallina da ping pong. Ricordo che il primo, sarcastico, pensiero fu “si comincia bene”. Mi fissarono un appuntamento dopo circa due mesi. Arrivai al reparto che avevo i nervi a fior di pelle. La notte non avevo chiuso occhio, avevo paura dei giudizi e degli sguardi che avrei potuto suscitare. Invece, quel primo incontro, pre-selettivo, fu come un compito in classe. Una marea di domande e di test su cosa mangi, quanto, quando, quanto vomiti, quanto ti purghi, come ti vedi. Non dissi nemmeno una bugia, non volevo né aumentare né sminuire i miei problemi. Se mi accettavano volevo che avessero sotto mano la situazione reale. Dopo circa una settimana squilla il telefono “E’ il reparto neuropsichiatrico, dovrebbe venire in day hospital dal 7 novembre, così facciamo tutte le analisi”. Smarrimento. Prendo coraggio e alle 7 di mattina sono già là accampando le scuse più astruse per mia mamma, con il mio contenitore di urina sballottato da un’ora di treno. Mi fanno il prelievo del sangue, il cardiogramma e mi lasciano lì, sul letto, come un’imbecille. Arriva il primario seguito da quello che avrei definito un “nugolo di specializzandi leccaculo”. Di fronte a tutti, specializzandi, infermieri e altri pazienti fa il mio quadro clinico. Dice che sono “magrina” ma non a un livello allarmante, quello che più lo preoccupa è la quantità, scarsa off course, di cibo che ingerisco e le “condotte di eliminazione”. Mi sento morire. Avessi avuto la forza di aprire bocca avrei fatto la mia classica piazzata e invece me ne stavo lì, in quel letto, con le lacrime che volevano uscire fuori. Arriva lei e mi dice “Didde, d’ora in avanti ti seguirò io, finiamo il giro delle visite poi torno per fare due chiacchiere con te”. E’ di una dolcezza disarmante quando mi passa la mano tra i capelli. Capisce e vede quanto sono scossa. Quando torna, ovvio, la passo ai raggi ics. E’ alta più o meno quanto me, con dei bellissimi e foltissimi capelli neri lunghi..ma la cosa che ovviamente mi colpisce di più è che è magra. Lì per lì la cosa mi infastidisce, col tempo invece ho imparato ad apprezzare anche il suo fisico. Andiamo a parlare, mi dice che per il giorno seguente ho altri esami da fare (ecocuore, moc, dietista) e che poi sarei rimasta li fintanto fosse stato necessario. Le rispondo che il giorno seguente sarei tornata volentieri ma non ci avrei passato un giorno di più. Trovavo fosse una cosa ASSURDA essere ricoverata, seppure in day hospital, senza nemmeno aver parlato un po’ con qualcuno, solo sulla base di “4 stupidi test”. E così, il mio primo D.H. si conclude dopo due giorni. Gli esami vanno relativamente bene, apparte qualche squilibrio negli elettroliti e la MOC che rileva osteopenia…e il primo nonché ultimo incontro con la prima dietista che inorridisce quando le dico cosa mangio e quando mi spoglio per essere pesata. Il tutto condito da un “sarai pur magra ma sei flaccida”. LA bilancia segna X.
Del primo anno di terapia ricordo ben poco. Era tutto uno svarionare su kcal, kg, “sono grassa”, “sono una balena”, “faccio schifo”. Tant’è vero che dopo qualche mese la psich mi consiglia gli antipsicotici. Mi dice di pensarci su. Ci penso e decido di prenderli. Santo zyprexa, finalmente, qualcosa che mi calmava e mi faceva dormire! Allo zyprexa venne affiancato il citalopram prima e il sereupin dopo. Se oggi ripenso a quel periodo sono un po’ scissa. Perché si, razionalmente, ero rimbambita e vivevo in un atmosfera tanto ovattata quanto fittizia. E non mi manca ora. Perché stavo più tranquilla senza ombra di dubbio ma ogni sorta di emozione era sotterrata sotto cumuli di cenere. Non piangevo né ridevo. Istintivamente ogni tanto ripenso a quello stato con un po’ di nostalgia. Che ora ogni tanto avrei bisogno di non pensare. Che ora, quando entro nel loop dei ricordi, mi prendono gli attacchi di panico e pagherei oro per farmeli passare. Ma me li tengo. Perché quella era l’epoca che era giusto prendere psicofarmaci, adesso no. Dal punto di vista del peso dopo 1 anno di terapia avevo preso 9 kg, con sommo imbarazzo e sdegno. Più o meno questo accadde nel periodo in cui andai a convivere con Mr. Right. Anche lì, ennesima boccata in terra. Che, da brava inetta quale sono, pensavo, ma più che altro speravo, che questo cambiamento avrebbe potuto farmi guarire. Invece no. Che se uno non si mette in testa di tirarne fuori le gambe con le proprie forze non va da nessuna parte. L’aiuto delle persone che ci circondano è importante senza dubbio ma mai pensare che siano gli altri a “salvarci”. Con la psich il rapporto cominciava a farsi più “stretto” che la sottoscritta, prima di fidarsi, ha bisogno di non so quante prove. Con l’aumento del peso ma soprattutto con l’inizio della psicoterapia vera e propria (a mio avviso la terapia è cominciata quando ho smesso di lagnarmi su peso/kcal/kg e quando ho quindi cominciato a tirar fuori i problemi veri e propri) è arrivata la fase di down. Che smuovere le cose dentro fa bene da una parte ma male dall’altra. E allora giù a vomitare come un’ossessa, anche 5 volte al giorno. E parliamoci chiaro, io MAI mi sono abbuffata in vita mia né penso che mai possa succedere. A volte vomitavo persino il latte. Così è arrivato il secondo day hospital, quello di gennaio scorso. La differenza tra i due ricoveri sta principalmente nella mia consapevolezza del problema e nel fatto di aver riconosciuto di aver bisogno di aiuto. Ricorderò quel mese come il più brutto e il più bello della mia vita (che detto così fa tanto Chiyo quando incontra il signor Tanaka, ma tant’è…). Decidere di stare alla neuro per un mese intero, fine settimana compresi, non è stato facile. Ma alla fine, che avevo da perderci? Un mese di stipendio e niente più. E qui voglio elogiare il reparto neuropsichiatrico nel quale sono stata, infermieri compresi. Che lì è un piccolo micromondo, con l’unica differenza che ti senti protetta. Come nella vita reale, ci sono stati infermieri stronzi, che ti guardavano come se stessi facendo i capricci, quelli comprensivi, quelli simpatici, quelli dolci. Che quando sei ricoverata l’anoressica sul cibo ha la precedenza. Prima decidono loro cosa mangiare, poi il resto dei pazienti. Un piccolo modo – carino a mio avviso – per dirti “hai più scelta degli altri, vedi di mandar giù qualcosa” E in quei 23 giorni li non ho mai vomitato, probabilmente perché ero seguita da un’altra dietista, molto più comprensiva della precedente, che mi aveva dato una dieta da 500 kcal/die a patto però di non vomitare mai. E così fu. Anche perché, forse, avevo vivo il ricordo della gastroscopia. Stare su un lettino sconquassata dai conati di vomito con un tubo giù per l’esofago davanti al medico di turno è un’ esperienza che non consiglio a nessuno. Uscita di lì, tempo qualche giorno e avevo ricominciato a vomitare. Non con i ritmi di prima ma vomitavo ugualmente. Poi, non so dirvi cosa sia cambiato qualche mese fa, cosa mi abbia dato la spinta per dirci “proviamoci via”. Probabilmente la voglia di una vita normale. Probabilmente la noia e la tristezza di questa situazione. Probabilmente il pensare che non sarà certo digiunando o vomitando che le cose andranno meglio. O forse, probabilmente, l’essere arrivata alla conclusione che mi sono sottoposta a tutto questo per poter rivivere l’infanzia che non ho mai avuto. Mi sono aggrappata disperatamente al mio corpo, all’unica cosa che potevo controllare e nel quale poteva vivere la Didde bambina. La psich ha detto che questo pensiero è importante (gliel’ho esposto un paio di sedute fa) che bisogna lavorarci su. Anche perché, come primo impatto, dopo aver tirato sta conclusione, ho sentito un misto di tristezza e squallore nei confronti di me stessa. E per chi se lo stesse chiedendo, ora che ho una alimentazione “equilibrata” che si aggira attorno alle 800-900 kcal/die (lo so che è poco ma piano piano…) sono tornata al peso X.
Questi sono stati gli ultimi due anni. Ho ancora tanto da fare lo so, ma so anche di essere seguita da una persona competente, comprensiva, dolce.
Grazie L.
Permalink ¦ commenti (19)¦ commenti (19)(popup)
categoria : pensieri, ricordi, vita